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Introduzione:
-Il Gerewol, l’incredibile festa di bellezza nella savana dei pastori Bororo e Wodabee
-Il mercato di Abalak, dove il tempo sembra essersi fermato
-La mitica città carovaniera di Agadez, miraggio color ocra
-I granai Haussa, simili a grandi uova di terra
Wodaabe (o Bororo) sono una sub-etnia appartenente al popolo dei Fulani e vivono una vita nomade nell'Africa centrale. Il nome dispregiativo "Bororo", letteralmente "pastori in stracci", datogli dalle tribù vicine non deve essere confuso con quello dei Bororo del Mato Grosso, Brasile.Giacché nomadi, i Wodaabe si spostano con il loro bestiame e vivono in capanne di rami. Le loro migrazioni li portano dal sud del Niger al nord della Nigeria, dal nord-est del Camerun, al sud-ovest del Ciad e nelle regioni occidentali della Republica Centrafricana. Da pochi anni a questa parte, penetrano anche nella Repubblica Democratica del Congo, nelle regioni del Basso Uele e dell'Alto Uele, che hanno una frontiera con il Centrafrica e il Sudan. In autunno si radunano per una festa chiamata Guérewol, durante la quale le ragazze scelgono il fidanzato fra tutti i ragazzi presenti.
Niger: Festival Gerewol
Dal 23 settembre al 01 ottobre 2023
Minimo 8 pax
PROGRAMMA
1° Giorno 23 /09/2022: Italia - Niamey
Arrivo all'aeroporto di Niamey e trasferimento in pulmino all'hotel.
2° Giorno 24 settembre 2023: Niamey - Agadez.
Agadez, affascinante con le sue strade sabbiose, la gente che vi si incontra. Qui le popolazioni nomadi, Tuareg e Tebu, si mescolano a quelle sedentarie nere come gli Hausa. Nella città vecchia le case sono tutte costruite in banco, impasto di argilla, sterco e paglia, e le facciate a volte sono decorate con motivi geometrici in rilievo o dipinte. Su tutto svetta il minareto della moschea, simbolo di Agadez. Proprio lì vicino sorge il vecchio palazzo del sultano e si trova il mercato, che fornisce al visitatore una carrellata di genti diverse in abito tradizionale ed una ricca scelta di oggetti artigianali tra cui le famose “croci di Agadez”, gioielli cesellati in argentodi forme diverse a seconda del luogo di provenienza. Cena libera
3°- 4°- 5° Giorno 25 - 26 - 27 settembre 2023: Agadez - Gerewol
Si lascia Agadez per dirigersi verso la zona dove si svolgerà il festival. Lungo il percorso vi sono vari pozzi ed è possibile incontrare nomadi che si approvvigionano d’acqua. Il percorso non è agevole ma premia chi sa apprezzare l’incontro con le genti e la loro quotidiani t, i mercatini di strada, la semplicità dell’architettura in terra dei villaggi e il lento variare dei paesaggi. la presenza di acqua abbondante crea miracoli!!! Eppure è collocata in una regione arida del Sahel, in via di progressiva desertificazione, dove in alcune annate si soffre per la siccità. Trasferimento e posa del campo nelle vicinanze dell’accampamento dei pastori Wodaabé. Tempo a disposizione per assistere ai preparativi della festa: la fase del maquillage e la preparazione dei costumi sono estremamente accurate. Truccati ed abbigliati in modo esuberante, i giovani daranno vita ad una cerimonia fatta di danze sensuali e sguardi ammiccanti. Chi assiste a un Gerewol si trova catapultato in una dimensione senza tempo e l’appuntamento annuale del Gerewol è per i locali un evento da non mancare. Il culto della bellezza, insieme a quello del bestiame e della famiglia, è infatti uno dei cardini delle comunità Peul Wodaabé, che alla fine della stagione delle piogge monsoniche mettono in scena, rappresentando una delle più singolari feste dell’Africa Sub Sahariana bianche. Sono anche chiamati Bororo, un nome ispirato dal bestiame che vuol dire “quelli che non si lavano e vivono nella macchia”, o M’Bororo, termine dispregiativo derivato da “mborooli”, nome dello zebù in lingua fulani. Invece loro con orgoglio si fanno chiamare Wodaabé, il popolo del tabù. Essi hanno rifiutato la conversione alla religione musulmana, preferendo rimanere legati all’antico culto degli antenati. Secondo alcune fonti, il nome Wodaabé significa “popolo che segue la retta via”. Questo gruppo non ha subito l’influenza islamica, come testimoniano non solo le loro credenze spirituali, ma anche l’abbigliamento da loro usato per millenni, rigorosamente di pelli animali per rimarcare le proprie radici tribali, scandisce l’essenza Wodaabé. Il Rumme è la danza di benvenuto e rappresenta una sorta di saluto rivolto ai gruppi che partecipano all’evento. I giovani danzatori, spalla contro spalla e mano nella mano si muovono lentamente formando un grande cerchio. Al centro gli anziani li incoraggiano battendo le mani e intonando una nenia che sembra non avere fine mentre all’esterno, le fanciulle occhieggiano interessate. La cerimonia prevede una gara di bellezza maschile e la scelta del partner. E’ una scena piuttosto comica ed insolita agli occhi occidentali, in quanto i maschi, per “farsi più belli”, fanno smorfie col viso, storcono la bocca, sorridono mostrando i denti, strabuzzano gli occhi, nella speranza di sembrare più belli. Questa cerimonia, chiamata ” yake”, è una danza il cui nome significa “compagni della stessa classe d’età ” e vi partecipano tutti quelli che discendono dalla stessa linea di parentela. I giovani indossano una tunica amorevolmente ricamata dalle donne durante i mesi di transumanza nelle assolate piste del Sahel. Il Gerewol è invece una danza di guerra con grandi volteggi e rotear di spade che, talvolta, viene inserita nello yake. I giovani si presentano in un unico fronte compatto avanzando ed indietreggiando con passi leggeri e ritmati. Pesanti cavigliere (l’unico strumento musicale ) ritmano il cadenzare della danza, che con il passare delle ore si fa più frenetica. Durante il Gerewol i maschi dedicano cure scrupolose e maniacali al loro aspetto e la giornata viene spesa davanti ai piccoli specchi nel ritocco del make up e dell’acconciatura. Alcuni danzatori abbandonano il gruppo e, mulinando ritmicamente il bastone da mandriano e l’ascia si spingono in avanti per farsi ammirare. Lo scopo dei giovani M’Bororo durante questi raduni è mostrarsi alle femmine che nel corso della cerimonia sceglieranno quello che reputano il più bello che sarà destinato a diventare il loro marito o anche il compagno di una sola notte. In tal senso i candidati fanno del loro meglio per valorizzarsi secondo i loro canoni estetici; il maquillage è d’obbligo e strabuzzare gli occhi elargendo grandi sorrisi è considerato un canone fondamentale che determina la scelta da parte della donna del partner. Nella maggior parte dei paesi dell’ Africa Occidentale si trovano i pastori Peuls, chiamati anche Fulani. Un tempo nomadi con le loro greggi, sono ormai in gran parte islamizzati e sedentarizzati o praticano soltanto una transumanza stagionale. Nella regione di Abalak vivono i Peuls Bororo, che condividono con la grande famiglia Peul la lingua e i valori culturali del bestiame, ma rimangono rigorosamente nomadi, sono animisti e rifuggono i matrimoni interetnici. Per praticità continueremo a chiamarli Bororo, ma questo è il nome spregiativo con il quale sono chiamati e non quello che loro utilizzano per parlare di sé, che orgogliosamente si chiamano Wodaabé. Essi formano ancora oggi, a differenza dei loro fratelli sedentari, una società organizzata in discendenze, senza distinzione di categorie sociali, in cui l’esercizio del potere è diffuso e non centralizzato. Raggiungeremo i Bororo per porre il campo e dividere con loro per quattro giorni la gioia della loro festa tribale: Gerewol. Ogni anno, alla fine della stagione delle piogge, i vari gruppi familiari si riuniscono in un unico luogo per incontrare gli amici, festeggiare le nuove nascite ed i matrimoni, e mettere le basi per i matrimoni futuri. La cerimonia più importante prevista è una gara di bellezza per i ragazzi in età “matrimoniabile”, una vera e propria celebrazione dei canoni ideali estetici Bororo. Ecco i requisiti: capelli rasati solo lungo l’attaccatura della fronte e raccolti in treccine, palpebre e labbra sottolineate dal kohl, le guance abbellite con polvere gialla su cui disegnare elementi decorativi, un turbante bianco da arricchire con penne di struzzo, abiti coperti di perline, specchietti e cauri, pezzi di cuoio lucido, piume… Alti, snelli e flessuosi, i giovani intrecciano passi di danza che poco corrispondono alla nostra concezione di virilità. Lo scopo delle danze, chiamata Yake, è di estrema importanza, dunque la preparazione è meticolosa: acconciatura e trucco sono curati con attenzione maniacale ed i ritocchi al trucco monopolizzano l’attenzione dei giovani. Danzano fianco a fianco, mano nella mano, strabuzzano gli occhi e sfoderano enormi sorrisi per far ammirare il biancore delle cornee e dei denti alle ragazze, che tra loro potranno scegliere uno sposo. Anche le donne hanno lineamenti fini e dolci , il viso ed i lati della bocca sono decorati da cicatrici che indicano l’appartenenza ad proprio clan, gioielli ed i monili completano la bellezza dell’aspetto. Questa tribù ama la grazia e la bellezza che esprime attraverso la musica, ritmica e cantilenante, sempre sussurrata. Notti al bivacco.
6° Giorno 28 settembre 2023: rientro ad Agadez
La città di Agadez, capitale dell’Aïr conosciuta come “la porta del deserto”, fu fondata circa nel 1300. Dal 1449 divenne un sultanato, organizzato in una struttura sociale piramidale molto rigida e regolata rigorosamente da norme religiose. Al vertice della gerarchia politica c'è il Sultano (sulṭān, dal vocabolo sulṭa, "forza", "autorità"), che ancora oggi dirige le varie controversie e questioni sottoposte al suo ordine. Le tribù Tuareg furono sedentarizzate nella città, che divenne il loro centro più importante nonché crocevia del centro carovaniero e punto d’incontro tra le genti nomadi sahariane: i Tuareg dell’Aïr, i Tubu del Kaouar, le popolazioni sedentarie nere Haussa, che un tempo abitavano l’Aïr e attualmente sono stanziate nella savana a sud. Il centro cittadino, Patrimonio Unesco, ha mantenuto inalterato il suo fascino, con vari edifici interamente costruiti in mattoni di fango, tra cui l’imponente Palais du Sultan e la Grande Mosquée che svetta alta sopra la città vecchia, fondata dal Sultano Yunus nel XV secolo, con il suo mitico minareto piramidale del 1515, l’elemento più esaltante, le cui pareti sono irte di grandi pioli, in perfetto stile ”sudanese - saheliano”. Alto 27 metri, imperfetto nelle linee e nella forma, è il vero monumento di Agadez ed il punto di riferimento per la città e per tutto il Sahara dei tuareg. Nella città vecchia le case sono tutte costruite in banco, impasto di argilla, sterco e paglia, con facciate talora decorate con motivi geometrici, talora dipinte. Negli anni ’80 Agadez era un centro per turisti e visitatori da tutto il mondo: erano gli anni della Parigi-Dakar e Bernardo Bertolucci la scelse per girare alcune scene del film “il Tè nel Deserto”. Il suo fascino è rimasto inalterato nel tempo e girare per il mercato immersi negli odori di spezie e profumi o nelle strette viuzze riporta indietro nel tempo. Visiteremo il mercato dei dromedari , con una ricca scelta di oggetti artigianali tra cui le famose “croci di Agadez”, gioielli cesellati in argento di forme diverse a seconda del luogo di provenienza, assistendo alla fine del lavoro degli artigiani Tuareg. Sistemazione Hotel etoile du tenere o Auberge Azel
7° Giorno 29 settembre 2023: Agadez – Niamey
Colazione e tempo libero a disposizione fino al trasferimento in aeroporto in coincidenza con il volo per Niamey. Niamey è la capitale del Niger, nonché la prima città del paese per dimensioni e importanza culturale ed economica. La città sorge sul fiume Niger, prevalentemente sulla riva destra, in una regione di coltivazione delle arachidi. L'industria manifatturiera riguarda in particolare mattoni, prodotti in ceramica e tessili. Niamey venne probabilmente fondata nel XVIII secolo, ma rimase un centro minore fino a quando i francesi non vi costruirono una postazione coloniale negli anni 1890. Nel 1926 Niamey divenne la capitale del Niger; la sua popolazione aumentò gradualmente, da circa 3.000 unità nel 1930, a circa 30.000 nel 1960, salendo a 250.000 nel 1980 e - secondo le stime - a 800.000 nel 2000. La principale causa di tale incremento è stata l'immigrazione verificatasi durante i periodi di siccità. Dal punto di vista amministrativo Niamey costituisce un dipartimento indipendente, allo stesso livello delle regioni. Il territorio del dipartimento è completamente circondato da quello della regione di Tillabéri. Tra i luoghi di interesse della città figura il Museo nazionale del Niger, comprendente uno zoo, un museo di architettura vernacolare, un centro dell'artigianato e una mostra comprendente scheletri di dinosauro e l'albero del Ténéré. Sono presenti anche centri culturali statunitensi, francesi e nigeriani, due importanti mercati e una tradizionale arena per la lotta. La città ospita anche l'aeroporto di Niamey - Diori Hamani, la Scuola nazionale di amministrazione, l'Università Abdou Moumouni e diversi altri istituti. Trasferimento in albergo per la notte.
8° Giorno 30 settembre 2023: Niamey
Giornata dedicata al city tour di Niamey con il Museo Nazionale il fiume (con il pranzo)Escursione in “pinasse” (grande piroga) sul fiume Niger, un’occasione ghiotta per vivere l’atmosfera del fiume ed incontrare le genti rivierasche. Tempo libero e relax intorno alla piscina. Pasti liberi. In serata trasferimento in aeroporto per l’imbarco sul volo per l’Europa. Cena libera day use e trasferimento in aeroporto.
9° Giorno 01 ottobre 2023: arrivo in Italia





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