capitale del paese, conserva una chiara impronta del periodo coloniale italiano, negli edifici e nell’arte; ma oltre alle sue notevoli opere architettoniche e giardini perennemente fioriti, questa città è intimamente segnata dall’impronta lasciata dagli italiani nelle abitudini degli abitanti. Visitare Asmara è un viaggio a ritroso nel tempo, in un passato che un po’ è anche nostro perché appartiene ai ricordi dei nostri genitori, perché l’abbiamo studiato sui libri di storia e ripetutamente visto nei documentari alla televisione.
Si potrà ammirare il Palazzo Imperiale, in Liberation Avenue. Oggi palazzo del Governo, ospitava fino a pochi anni fa il National Museum. Era stato costruito da Ferdinando Martini, il primo governatore civile italiano dell’Eritrea, nel 1897, per essere il Palazzo del Governatore. Con il suo frontone sorretto da colonne corinzie e interni spaziosi, è considerato uno degli edifici in stile neoclassico più belli dell’Africa. Molto curati sono i suoi giardini sia quelli interni, che quello antistante. Non mancherà di affascinare il Teatro dell’Opera, costruito nel 1918 dall’architetto Cavagnari. E’ un bellissimo esempio di architettura eclettica, conserva un interno delizioso, a quattro piani di palchi e uno spettacolare soffitto art noveau affrescato da Saverio Fresa con scene, tra il neoclassico e l’art nouveau, di danza. Un tempo vi si esibivano numerose e famose compagnie, come quella di Renato Rascel o di Renato Carosone.
Cattedrale Cattolica di Santa Maria
Consacrata nel 1923, è ritenuta una delle più belle chiese in stile romanico lombardo al di fuori dell’Italia. L’interno della cattedrale è magnifico: l’altare è in marmo di Carrara, mentre il battistero, i confessionali e il pulpito sono in legno di noce italiano. L’interno è completamente affrescato. Il campanile della chiesa, in stile gotico, domina la città ed è il punto di riferimento della Harnet Avenue, la strada principale. E’ uno dei massimi monumenti della città. Dal campanile, che contiene otto campane, si gode di una bella vista panoramica. Le campane del campanile si confondono con la voce dei muezzin emanata dagli altoparlanti dei minareti e con le preghiere dei monaci ortodossi a testimonianza dell’atmosfera multi religiosa tipica delle grandi città orientali, e testimonianza della grande tolleranza religiosa che esiste in eritrea, dove convivere con le altre religioni è ormai un dato acquisito.
Cattedrale Copta Nda Maria
La chiesa, che è stata costruita nel 1938 durante l'occupazione italiana domina la città, essendo stata edificata su una collina. Costruita nel 1938 , è una curiosa combinazione di architettura italiana ed eritrea. La cappella d’ingresso è a pianta quadrata, sormontata da tamburo cilindrico con pitture di santi e coperta da tetto conico a largo spiovente. Ai lati, due brevi tratti di portico a travate di legno, con parete in fondo a struttura listata: notevoli i pannelli della trabeazione, di legno scolpito a motivi axumiti e l’arcosolio interno di legname dipinto, tratti dalla demolizione della vecchia chiesa primitiva. La chiesa, costruita (progetto dell’arch. E. Gallo, 1920) sull’area dell’antica, è preceduta da due torri quadrate, che servono come sacrestia e magazzino. Dal piazzale antistante la chiesa, si possono incrociare con lo sguardo le croci copte, il minareto della Grande Moschea e il campanile della Cattedrale cattolica.
La Grande Moschea
Ultimato nel 1938 da Guido Ferrazza, questo grandioso complesso coniuga elementi razionalistici, classici e islamici. La simmetria della moschea è accentuata dal minareto, che si innalza da un lato come una colonna romana scanalata al di sopra di cupole e archi tipicamente islamici. All’interno il “mihrab” (la nicchia che indica la direzione della Mecca) è impreziosito da mosaici e colonne in marmo di Carrara. Lo stile di Ferrazza risulta evidente anche nel disegno della maestosa piazza e nel complesso del mercato che circonda la moschea.
Ci inoltreremo nel cuore indigeno della città. Filtrati dalla sensibilità artistica italiana, Asmara ha accolto praticamente tutti gli stili del primo scorcio del Novecento diventando la città Modernista d’Africa per eccellenza. Una specie di foglio bianco dove gli architetti italiani del ventennio fascista, lontani da vincoli e costrizioni della madre patria, poterono disegnare la città dell'utopia. Un luogo dove cimentarsi con i più diversi stili architettonici in voga nei primi decenni del secolo scorso in Europa. Asmara possiede la maggior concentrazione al mondo di alcune tra le più avanzate architetture degli anni '30. A tutt'oggi uno studio esauriente della città non è stato ancora fatto. Semplici forme geometriche di proporzioni classiche sono esaltate da slanciate curve orizzontali e da svettanti torri a gradoni. Troviamo oblò, feritoie e finestre allungate, balconate circolari e ali aggettanti; vani scala cilindrici e tettoie arcuate, mensole curve e strambi comignoli a zig zag, Originalmente intonacata a calce, questa splendida città è stata arricchita dai colori dell'Africa con i pastelli albicocca e turchese, bordeaux, verde lime e oro pallido. Vasi di marmo sospesi con gerani e dalie, e, occasionalmente, scopriamo una villa del Rinascimento, con cancelli in ferro battuto e imposte su torrette, un castello-torre francese, o una villa palladiana con colonne corinzie e timpano rosato.
Ville in stile art decò, architetture cubiste, razionaliste, espressioniste, futuriste e neoclassiche arredano gli angoli della città con una magnificenza stile occidentale che può lasciare perplessi. Una realtà parallela questa, cristallizzata attorno a quella dinamica, squisitamente locale, da assaporare tra i banchi del mercato, nel vecchio quartiere dove si smerciano le granaglie e le spezie, oppure nel Medeber.
Cinema Impero
Il Cinema Impero, costruzione Art Decò, fu il più grande cinema costruito in Asmara durante la colonizzazione italiana. L'edificio è ancora oggi un cinema ma anche un’attrazione turistica e culturale della città insieme ad altri edifici dell'epoca coloniale come il Palazzo del Governatore e il municipio. Già entrando nell’edificio si fa un viaggio nel tempo con vecchi poster ai muri e la sala con le decorazioni e stucchi che rappresentano scene di danza, palme ed alberi. Il palcoscenico arrotondato è circondato da colonnine sormontate da teste di leone.
Casa degli Italiani
La Casa degli Italiani è stato ed è luogo di ritrovo, ieri come oggi, della comunità italiana eritrea, un tempo vietato agli eritrei è oggi aperto a tutti. Oltre ad uno spazio all’esterno con i tavoli, comprende un bar e un ristorante dove si servono piatti italiani. Si trova in un luogo incantevole vicino alla via principale di Asmara, dove al suo fianco sorge il rinnovato Albergo Italia.
Teatro dell’Opera.
Un'altra attrattiva è il Teatro dell'Opera, progettato da Cavagnari nel 1920 e costruito nella zona novecentesca più elegante di Asmara. Il Teatro ha una fontana in stile rinascimentale a foggia di conchiglia di pettine, un portico in stile romanico, sorretto da delle colonne classiche e al suo interno si può ammirare un soffitto in stile art nouveau, dipinto dal pittore Saverio Fresa.
Asmara rappresentò un interessante esperimento architettonico radicale ideato dal fascismo, tutto proteso ad edificare in tempi brevi, secondo un progetto urbanistico di difficile comprensione per il quadro culturale dominante in Europa; è bene ricordare che Asmara fu edificata in sei anni a partire dal 1935, per soddisfare il bisogno di case dei nostri coloni, che portarono il numero di abitanti, in cinque anni, da 4.000 a 45.000; dal punto di vista architettonico la costruzione della città destò rispetto ed ammirazione, tanto che il famoso architetto Naigzy Gebremedhin ha scritto: «I coloni italiani in Eritrea usarono la città come una tela bianca per progettare e costruire la loro utopia in Africa»; fra l'altro, anche gli architetti, proprio perché lavoravano a grande distanza dalla madrepatria, poterono attivare un interessante sperimentalismo. Il centro storico della città eritrea è stato incluso nella lista dei cento siti storici più a rischio compilata ogni due anni dal World Monument Fund (Wmf). «L'Asmara - dice il Wmf - ha una delle più alte concentrazioni del mondo di architettura modernista. Il suo centro urbano rappresentò un ardito tentativo di creare una città ideale», si legge nella motivazione della campagna per salvare dalle minacce dello sviluppo gli oltre 400 edifici rimasti del periodo della colonizzazione italiana.
Cimitero di Asmara
Situato su una collina dalla terra rossa, è un luogo pieno di luce e di colori. E’ uno dei luoghi più importanti per avere uno spaccato storico della vicenda italiana in Eritrea. Il cimitero è un giardino bellissimo in cui sono ospitate le tombe, civili e militari, e le cappelle votive di chi ha fatto questa fetta di storia italiana. Alcune tombe hanno bellissime sculture sia tradizionali che moderniste.
Garage Fiat Tagliero
L’edificio Fiat Tagliero è una stazione di servizio in stile futurista completata nel 1938 e progettata dall'architetto italiano Giuseppe Pettazzi che la progettò secondo forme avveniristiche che ricordano la figura di un aeroplano, con due ali in calcestruzzo di 15 metri di sbalzo. Secondo le leggi in vigore in Italia (e quindi anche in Eritrea) le ali avrebbero dovuto essere sostenute, ma i sostegni previsti in progetto furono rimossi il giorno prima dell’inaugurazione. Le ali tennero, e sono tuttora stabili.
Ci inoltreremo nel cuore indigeno della città. Filtrati dalla sensibilità artistica italiana, Asmara ha accolto praticamente tutti gli stili del primo scorcio del Novecento diventando la città Modernista d’Africa per eccellenza. Una specie di foglio bianco dove gli architetti italiani del ventennio fascista, lontani da vincoli e costrizioni della madre patria, poterono disegnare la città dell'utopia. Un luogo dove cimentarsi con i più diversi stili architettonici in voga nei primi decenni del secolo scorso in Europa. Asmara possiede la maggior concentrazione al mondo di alcune tra le più avanzate architetture degli anni '30. A tutt'oggi uno studio esauriente della città non è stato ancora fatto. Semplici forme geometriche di proporzioni classiche sono esaltate da slanciate curve orizzontali e da svettanti torri a gradoni. Troviamo oblò, feritoie e finestre allungate, balconate circolari e ali aggettanti; vani scala cilindrici e tettoie arcuate, mensole curve e strambi comignoli a zig zag, Originalmente intonacata a calce, questa splendida città è stata arricchita dai colori dell'Africa con i pastelli albicocca e turchese, bordeaux, verde lime e oro pallido. Vasi di marmo sospesi con gerani e dalie, e, occasionalmente, scopriamo una villa del Rinascimento, con cancelli in ferro battuto e imposte su torrette, un castello-torre francese, o una villa palladiana con colonne corinzie e timpano rosato. Ville in stile art decò, architetture cubiste, razionaliste, espressioniste, futuriste e neoclassiche arredano gli angoli della città con una magnificenza stile occidentale che può lasciare perplessi. Una realtà parallela questa, cristallizzata attorno a quella dinamica, squisitamente locale, da assaporare tra i banchi del mercato, nel vecchio quartiere dove si smerciano le granaglie e le spezie, oppure nel Medeber.
Caravanserraglio (Medeber)
L’originale Caravanserraglio, mercato del XVIII secolo, nato per ospitare il movimento carovaniero, che raggiunse l’apice durante l’occupazione italiana. Oggi si è trasformato in un centro di botteghe artigiane dedite in gran parte all’arte del riciclo. Dove giovani operai plasmano oggetti di ogni tipo riciclando qualsiasi oggetto di metallo, vecchi copertoni, etc. E’ anche un grande mercato dell’usato. Una visita da non perdere, ed è il miglior riassunto della vivacità e del colore dei gruppi etnici eritrei.
Museo Nazionale
In Maryam Gmbi Street si trova il Museo Nazionale con i suoi reperti archeologici delle civiltà antiche che stazionarono in Eritrea e una ricca collezione di oggetti, arti, vestiti tipici dei nove gruppi etnici che compongono la popolazione del paese, è un’interessante sguardo antropologico globale sull’Eritrea. Nel museo sono raccolte le testimonianze più belle del passato: la piccola meravigliosa sfinge di Kohaito, le stele axumite con le iscrizioni in Ge’ez, i resti delle più antiche età del mondo, le monete d’oro, d’argento e di bronzo del III sec., ritrovate in Dancalia con i simboli del sole e della luna crescente, simboli del dio Alemkah, che vennero piano piano sostituiti con i nuovi simboli della cristianità
KEREN
La città di CHEREN col suo sparso abitato aggrappato ai fianchi della montagna, si offre a quanti sono in grado di apprezzare uno spicchio d’Africa ancora autentico e quella sua atmosfera riservata e nostalgica la rende affascinante.
Il richiamo più vivo e colorito di CHEREN è il suo mercato, fulcro di vita operosa e punto d'incontro di tutte le tribù del vasto circondario. Attraverso il mercato coperto degli alimenti, le vie dei sarti, le vie degli argentieri e il mercato dedicato alle donne (oggetti per la casa e cosmetici) si raggiunge il letto del fiume, dove si tiene il mercato di legna e carbone.
La città di CHEREN col suo sparso abitato aggrappato ai fianchi della montagna, si offre a quanti sono in grado di apprezzare uno spicchio d’Africa ancora autentico e quella sua atmosfera riservata e nostalgica la rende affascinante.
Merita sicuramente una visita il Santuario di Mariam Dearit, dove è venerata una Madonna nera inserita nella cavità di un maestoso baobab, e considerata da tutti la regina e protettrici del paese. La “Madonna del Baobab” è molto venerata anche dai mussulmani e spesso vi si svolgono pellegrinaggi ecumenici e interreligiosi; i pellegrini che ogni anno raggiungono tale santuario sono circa quarantamila. Il santuario è curato dai monaci cistercensi che qui risiedono dal 1960. Ci sono diverse versioni e leggende a proposito dell’origine di questo Santuario.
Visita ai cimiteri di guerra in cui sono sepolti soldati italiani e ascari (gli indigeni eritrei che combattevano a fianco alle nostre truppe) e a quello britannico.
MASSAWA
Per assaporare la Natura in Eritrea basta percorre una breve distanza dalla capitale e raggiungere uno sperone di roccia lungo la strada fra Asmara e Massawa: si chiama semplicemente Tredicesimo Chilometro. Lì si è sopra le nuvole. Perché da lì comincia il precipizio verso il Mar Rosso, verso Massawa.
L’altopiano più grande dell’Africa, all’altezza di quel chilometro senza nome, va in frantumi, crolla dagli oltre duemila metri di Asmara fino alle sabbie di una meravigliosa costa marina. Le nuvole, spesso, si accatastano lungo il ciglio dell’altopiano e non ce la fanno a scavalcarlo. Chi si affaccia dalle rocce del Tredicesimo Chilometro avrà la sensazione di trovarsi in volo sopra l’Eritrea. Se guarda verso sud vedrà anche un Monastero ortodosso come sospeso nel cielo. Attorno vedrà le braccia spinose dell’euforbia aggrovigliarsi l’una all’altra. E’ un posto da incanto africano.
Lungo la strada, ad una ventina di chilometri da Massaua faremo una breve sosta al monumento di Dogali, dove nel gennaio 1887 furono massacrati dai guerrieri abissini di ras Alula i cinquecento uomini comandati dal Col. De Cristoforis.
Finalmente arriviamo in vista del mare! Le due attraenti isole che formano Massawa si chiamano Taulud e Massawa, ed entrambe sono collegate alla terraferma tramite dei terrapieni che fungono da ponti.
Sull'isola di Taulud ci sono molti uffici governativi, come il palazzo originale del governatore, costruito nel 1872, la cattedrale Santa Maria, e l'originale stazione ferroviaria costruita dagli italiani. L'isola di Massawa contiene il porto, la parte più vecchia della città, che ha degli edifici corallini antichi e arcate che riflettono l'influenza turca, così come le moschee ancora più vecchie - la prima moschea islamica fu costruita in Eritrea - rappresentano l'influenza musulmana. Ci sono anche edifici costruiti in stile ottomano del XVIII secolo. Qui si trova la vecchia città moresca, coi suoi negozi splendidi, arcate, caffè e ristoranti che offrono cucina eritrea, araba, esotica e occidentale.
ZONA ARCHEOLOGICA DEL KOHAITO
Basata sui diversi nomi nella zona che sono legati agli elefanti, Kohaito si ritiene essere stato un centro di commercio dell’avorio e una area agricola per via dei molti resti di pietre per la macinazione. All'inizio vi erano solo 46 siti individuati, ma ora il numero è salito a 900.
Particolarmente interessante la diga chiamata Safira a Kohaito, vecchia di 2500 anni, la cui costruzione è attribuita al VI° secolo a.C. Lo stile e la solidità della diga mostra quanto la popolazione possedesse una tecnologia avanzata di costruzione. Secondo la leggenda, la regina di Saba si è dissetata con le acque di questa diga. Sebbene dettagliate ricerche scientifiche debbano ancora essere completate, la civiltà di Kohaito è durata circa 1.000 anni ed è antecedente alla civiltà Axumita. La posizione, strategicamente importante, di Kohaito ha fatto sì che questa zona servisse da “ponte” tra Adulis e altre civiltà, come Metera, Keskese e Belew-Kelew.
Un altro luogo storicamente importante è Keskese, situato in una zona di 11 chilometri quadrati a 125 chilometri da Asmara, vicino Senafe. Tra i molti resti nel posto, di grande interesse sono alcune stele cadute, (10 metri di lunghezza), cinque pilastri di pietra che riportano scritte Sabee, resti di grandi e piccoli muri, e cimiteri. Inoltre sono sparsi in tutta la zona diversi lavori di artigianato, arnesi di pietra, ornamenti di pietra e ottone. Anche se non sono state condotte finora ricerche scientifiche dettagliate, basandosi sullo studio dei materiali ritrovati in superficie e sui reperti scritti in lingua Sabea, si ritiene che Keskese si sia sviluppata verso il IX secolo prima di Cristo.
ADI-QUALA e DA'ARO KHONAT
Il significativo manufatto architettonico è stato eretto nell’ottobre 1939 per ricordare la sanguinosa battaglia di Adua del 1° marzo 1896.
La battaglia di Adua o Abba Garima, momento culminante e decisivo della guerra di Abissinia, ebbe luogo tra le forze italiane, comandate dal tenente generale Oreste Baratieri, e l'esercito abissino del negus Menelik II. Gli italiani subirono una pesante sconfitta, che arrestò per molti anni le loro ambizioni coloniali sul corno d'Africa. La guerra era iniziata nel dicembre del 1895, quando le truppe etiopiche avevano attaccato gli sparpagliati presidi italiani nella regione di Tigrè, occupata nell'aprile precedente; gli italiani erano stati colti di sorpresa, ed erano incappati subito in una sconfitta nella battaglia dell'Amba Alagi il 7 dicembre. A questa sconfitta si aggiunse poi il 22 gennaio 1896 la resa del presidio di Macallè, che aveva resistito ad un assedio durato due mesi. Le forze italiane al comando del generale Oreste Baratieri, ora rinforzate da truppe fresche giunte dall'Italia, si ammassarono nella zona tra Adigrat ed Edagà Amus, ma l'esercito di Menelik aggirò lo schieramento nemico e si diresse nella zona di Adua, trovandosi così in un'ottima posizione per tentare l'invasione della colonia italiana dell'Eritrea. Le nostre unità, nonostante l’epico comportamento, furono costrette al ripiegamento lasciando sul terreno 6.345 caduti, di cui 2.000 indigeni e 1.846 prigionieri. Ancora oggi, sotto un alto obelisco in granito, una grande cripta custodisce i gloriosi resti mortali di 3.025 soldati italiani e 618 indigeni.
ADULIS
La città di Adulis, sulla costa sud occidentale del Mar Rosso, fu nell’antichità uno dei principali scali nelle rotte tra il mar Rosso e l’Oceano Indiano, nodo cruciale all’interno della rete di contatti culturali e di scambi commerciali tra il Mediterraneo e l’Oriente. Generalmente ritenuta il porto della capitale del potente regno di Aksum, Adulis, distrutta e abbandonata nell’VIII secolo d.C., venne riscoperta solo agli inizi del XIX secolo.
I pioneristici scavi del XIX e della prima metà del XX secolo hanno, come di consueto, privilegiato gli aspetti monumentali del sito, riportando alla luce solo alcuni elementi elitari dell’antico paesaggio urbano e della comunità che lo abitava. Dai vecchi scavi proviene una grande quantità di reperti, perlopiù datati tra il IV e il VII secolo d.C.; pressoché sconosciute sono le fasi più antiche, a cominciare almeno dal I secolo d.C., quando il porto di Adulis viene nominato dalle fonti. Tuttavia non mancano indizi di fasi di frequentazione e/o insediative riferibili ad epoche precedenti ‘fasi adulitane’.
Dal 2011 si svolgono campagne archeologiche italo/eritree per conoscere al meglio l’organizzazione urbanistica della città e la sua relazione con il territorio.
DEKAMERE’ – SEGHENEYTI – ADI KEYH – ALTOPIANO KOHAITO
Dalla città di Dekameresi sviluppa la strada che da Dekamerè porta a Nefasit, che fu costruita dagli italiani in soli 7 mesi, attraversando la famosa Piana D’Ala e creando una strada che raggiungeva l’Etiopia senza transitare da Asmara.
Continuazione per Segheneyti dove si osserveranno i maestosi alberi di sicomoro, i più grandi del paese, alcuni vecchi anche di 300 anni, in quella che è detta la “Valle dei Sicomori”. Il più bello è riprodotto su una banconota del Paese. Sosta ad Adi Keyh. Arrivo a Senafè e Kohaito, dove si ergono le rovine delle antiche città axumite di Metara e di Coloe.
Basata sui diversi nomi nella zona che sono legati agli elefanti, Kohaito si ritiene essere stato un centro di commercio dell’avorio e una area agricola per via dei molti resti di pietre per la macinazione. All'inizio vi erano solo 46 siti individuati, ma ora il numero è salito a 900.
Particolarmente interessante la diga chiamata Safira a Kohaito, vecchia di 2500 anni, la cui costruzione è attribuita al VI° secolo a.C. Lo stile e la solidità della diga mostra quanto la popolazione possedesse una tecnologia avanzata di costruzione. Secondo la leggenda, la regina di Saba si è dissetata con le acque di questa diga.
Sebbene dettagliate ricerche scientifiche debbano ancora essere completate, la civiltà di Kohaito è durata circa 1.000 anni ed è antecedente alla civiltà Axumita. La posizione, strategicamente importante, di Kohaito ha fatto sì che questa zona servisse da “ponte” tra Adulis e altre civiltà, come Metera, Keskese e Belew-Kelew. Un altro luogo storicamente importante è Keskese, situato in una zona di 11 chilometri quadrati a 125 chilometri da Asmara, vicino Senafè.
Tra i molti resti nel posto, di grande interesse sono alcune stele cadute, (10 metri di lunghezza), cinque pilastri di pietra che riportano scritte Sabee, resti di grandi e piccoli muri, e cimiteri. Inoltre sono sparsi in tutta la zona diversi lavori di artigianato, arnesi di pietra, ornamenti di pietra e ottone. Anche se non sono state condotte finora ricerche scientifiche dettagliate, basandosi sullo studio dei materiali ritrovati in superficie e sui reperti scritti in lingua Sabea, si ritiene che Keskese si sia sviluppata verso il IX secolo prima di Cristo.
FERROVIA ERITREA
Escursione in treno a bordo della mitica “littorina” o del treno trainato dalle locomotive a vapore Mallet dei tempi coloniali.
Si avrà la rara opportunità di percorrere una delle più ardite ferrovie al mondo, la cui costruzione è iniziata nel 1897, a bordo dei treni che risalgono ai tempi delle colonie, ancora efficienti grazie ad una “amorosa” manutenzione. Si percorrerà il tratto Asmara-Nefasit, la parte del tratto più suggestivo e panoramico dell’intero itinerario. All’altezza della stazione, in cima ad uno sperone roccioso, si intravede il superbo monastero copto di Bizen, il più importante centro religioso dell’Eritrea.
Un secolo fa gli italiani costruirono un’avveniristica ferrovia in Eritrea. Oggi, in mezzo alle ferite di una guerra recente, le locomotive a vapore sono tornate a correre sui binari dell’ex colonia italiana. Un’impresa straordinaria voluta dal Governo di Asmara e compiuta da ferrovieri ultrasettantenni. La linea ferroviaria che collega le città di Asmara e Massaua, superando quasi 2.400 metri di altezza, viene unanimemente considerata un capolavoro dell’ingegneria italiana. Oggi come allora, quando venne inaugurata, nel novembre del 1912, la stampa internazionale, anche la più ostile e avversa, parlò di «una stupefante prodezza».
Centodiciassette chilometri di rotaie si snodavano tra gole, strapiombi e montagne scoscese. Lungo il tragitto sono dislocate 29 gallerie, 13 stazioni, 5 serbatoi d’acqua e 45 tra ponti e viadotti.
Il tracciato è emozionante ed il principale materiale di trazione è composto da locomotive a vapore del tipo Mallet. La stazione ferroviaria di Asmara è un casermone coi muri sbrecciati e le insegne scolorite. I vetri della biglietteria non sono in buono stato e la campanella che dovrebbe annunciare i treni resta inesorabilmente muta. La sorpresa si cela al di là del portone d’ingresso. Varcare quella soglia significa entrare in una straordinaria macchina del tempo e trovarsi improvvisamente catapultati nel passato, indietro di cento anni, in una storia impregnata di magia e di fascino. Il tragitto ferroviario, in parte coincidente con quello stradale, è ripido e spettacolare: percorre i fianchi della montagna, completamente ricoperti dalle piantagioni di fichi d’india, offrendo paesaggi mozzafiato.
L'Arcipelago delle Dahlak:
Le isole Dahlak rappresentano uno degli ultimi paradisi sommersi. Isolate dal turismo per oltre trent'anni, a causa della guerra di indipendenza eritrea, conclusasi nel 1992, e tuttora assai poco conosciute perchè mancano strutture alberghiere, turistiche e sportive (diving) adeguate, vanno vissute con un certo spirito d'adattamento, sia per quel che riguarda i trasporti (i sambuchi di Afronine Amal e Tesfa sono senz'altro le imbarcazioni di questo tipo migliori di Massawa, ma abbastanza spartani secondo gli standard del Mar Rosso settentrionale o dell'Oceano Indiano, per limitarci ai mari più vicini), sia per quel che riguarda il pernottamento (in alternativa alle cuccette di bordo c'è solo la sistemazione in tenda sulle varie isolette), sia, infine per quel che concerne la disponibilità di acqua dolce: le Dahlak sono, infatti un arcipelago molto arido, situate così come sono tra il deserto della penisola arabica ad oriente e quello dancalo ad occidente, per cui ogni sambuco deve portare con sè un'idonea scorta di acqua potabile (bottiglie di acqua minerale) e di acqua dolce per cucinare e per sommari risciacqui (potabilizzabile in condizioni di necessità o mediante bollitura o mediante additivi quali Micropur, Steridrolo od Amuchina). Questi piccoli sacrifici sono però ricompensati da una natura, sopra e sotto il mare, ancora pressochè intonsa, che consente di vivere emozioni fortissime. Le oltre 200 isole d isolette dell'arcipelago, molte delle quali senza nome sulle carte nautiche, sono, tranne quattro (Dahlak Kebir, Dissei, Norah e Dehel) disabitate. Quasi tutte di origine corallina (fanno eccezione Dissei a sud ed alcune all'estremo nord, di origine vulcanica), sono in genere costituite in tavolati di corallo fossile, alti sulla superficie del mare soltanto qualche metro, con coste sempre di corallo fossile interrotte da spiaggette di sabbia corallina. Le più piccole (Madote, Assarca, Enteara, Dahret, Dohul Bahut solo per citarne alcune previste nei tre itinerari proposti) sono invece nulla di più che banchi di sabbia corallina, la cui sommità massimaè di un paio di metri sul livello del mare e con una vegetazione scarsissima, costituita da bassi arbusti). La fauna selvatica delle isoleè costituita da uccelli (vari tipi di gabbiani, cormorani e trampolieri, pellicani, falchi pescatori, aquile di mare, sterne, ibis) e da crostacei (granchi e paguri). Sulle isole abitate e maggiori si trovano anche animali domestici spesso in assoluta libertà (dromedari, asinelli, capre e pecore). A Dahlak Kebir vi sono anche gazzelle e, nell'interno, si dice siano presenti aspidi. Pressochè assenti insetti molesti, tranne nelle isole maggiori od in quelle che presentano mangrovie durante il periodo delle piogge, quandoè possibile che vi siano mosche e zanzare. La fauna marinaè quanto di meglio si possa pensare in questi mari tropicali: sono presenti e facilmente osservabili infinite specie di pesci di barriera (farfalla, angelo, scorpione, pipistrello, di vetro, pappagalli, donzelle eccetera), varie specie di razze e trigoni, molti tipi di pesce commestibile (lasciate però che siano i pescatori dei sambuchi a procurarveli!): bonitos e alalunga, sgombri e maquerel, saraghi e dentici, carangidi e ricciole, leccie e quel pesce misterioso che Gianni Roghi battezzò "cefalone". Frequenti anche per gli snorkellisti gli incontri con delfini e barracuda, non rari, soprattutto se ci si spinge alquanto al di fuori dei bassi fondali attorno ai coralli, quelli con testuggini e squali (pine nere, pinne bianche, grigi). Non frequenti per chi nuota in superficie o si immerge soltanto in apnea gli incontri con le mante e gli squali martello. Per chi invece vuole fare immersioni con bombole ed attrezzature cinefotosub alcune raccomandazioni particolari: la trasparenza delle acque delle Dahlak nonè ottima, per la ricchezza di plancton;è indispensabile essere accompagnati da un divemaster governativo; le immersioni su alcuni relitti sono vietate (in particolare quelli più recenti, risalenti alla guerra di indipendenza, e concentrati tutti tra l'isola di Nokra e quella di dahlak Kebir, ma anche, a quanto risulta, anche alcuni di quelli più antichi, come il Nazario Sauro, il Mazzini, il Panaria); a tutt'oggi nonè presente a Massawa una camera iperbarica, nè mezzi di soccorso veloci. A tutti, invece due raccomandazioni di ordine generale: proteggersi adeguatamente dai raggi del sole non solo con le apposite creme, ma anche, i primissimi giorni, per le pelli più sensibili, con magliette e fuseaux, anche durante le nuotate; la presenza di plancton urticante può rendere necessario avere con sè idonei medicinali.
Qualche cenno, infine sulle isole, citate in ordine alfabetico:
Assarca: isolette gemelle di sabbia corallina, con bellissimo reef attorno a quella più meridionale
Dahret: gioiellino di sabbia, con splendidi coralli. Sulla punta meridionali avvistati più volte branchi di delfini che si avvicinavano a riva e mante che pascolavano sul fondale sabbioso
Dahlak Kebir: l'isola grande, la più grande dell'arcipelago. Con almeno quattro villaggi è caratterizzata da un grande golfo (il Gubbet Mus Nefit), all'interno del quale giacciono molti relitti di navi, risalenti sia alla 2^ G.M. (i più famosi sono l'Urania, il Nazari Sauro, il Mazzini, Il Panarea. Soltanto il primoè visibile dagli snorkellisti), sia di epoche più recenti (una grande nave recupero, un mercantile più piccolo e due motomissilistiche sovietiche, il mercantile etiopico Ras Dogon). Nei pressi del villaggio di Old Dahlak Kebirè visitabile la necropoli araba e turca, con alcune lapidi che presentano incisioni in caratteri cufici. Si possono anche vedere alcuni degli oltre 360 pozzi che consentono agli abitanti ed agli animali di sopravvivere in quest'isola caldissima. Sono presenti sull'isola un posto radiotelefonico, l'improbabile villaggio turistico di Luul un posto di polizia militare. Di fronte al villaggio turistico, nel canale nord che consente di uscire dal Gubbet Mus Nefit (di solito vi si entra da quello sud),è possibile vedere dalla barca la vicinissima isola di Nokra, con l'antico carcere turco, poi italiano, poi etiopico, ora eritreo. La presenza di militari impedisce a tutt'oggi l'approdo.
Dissei: l'unica isola dell'arcipelago che presenta delle alture (cinquanta-sessanta metri!). Tipico villaggio di pescatori afar, con mercatino di conchiglie
Dur Gaam: gemella della vicina
Dur Ghella, ha bellissimi reef sia sul lato sud che su quello nord. Avvistati frequentemente squali (i fondali sprofondano repentinamente). Sulla punta est, boschetto di mangrovie e tracce di insediamenti militari italiani
Dur Ghella: isoletta di sabbia corallina con bella barriera
Enteara: altra splendida isoletta di sabbia corallina, con altrettanto splendido reef
Madote: banco corallino microscopico, con fanale a traliccio e splendido fondale
Shumma: vicina a Dahlak Kebir, offre un ancoraggio per le imbarcazioni all'interno di due grandi bracci di coralli sommersi. A terraè possibile andare a visitare un paio di pozzi riparati da un boschetto di acacie, i resti di un insediamento militare italiano della 2^ G.M. (batteria navale "Quarto"), il faro, un boschetto di mangrovie
Abbigliamento ed attrezzature varie da portare alle Dahlak
Prima di tutto, alcune doverose avvertenze per chi vuole visitare le isole Dahlak: le popolazioni rivierasche e delle isole sono di religione islamica, e di conseguenza, in segno di rispetto per gli usi locali sarà necessario avere un abbigliamento consono, quando si visitano i villaggi. Per gli amanti della pesca, ricordiamo che a bordo c'è solo l'attrezzatura per la pesca dei marinai. Chi desidera pescare deve portare con se le necessarie attrezzature (in Eritreaè difficile trovare attrezzature professionali). Per le persone con pelle sensibile,è opportuno usare precauzioni particolari, ad esempio coprendosi anche in acqua con pantaloni aderenti e t-shirt. Ancora, le attrezzature per il mare sono riferite soltanto a snorkellisti o semplici nuotatori e non ai divers. Da ultimo, le indicazioni che seguono riguardano esclusivamente il viaggio alle isole, per chi desideri fare escursioni in altre zone dell'Eritrea dovrà utilizzare i necessari, specifici ulteriori capi d'abbigliamento ed attrezzature.
Abbigliamento
- felpa o pullover
- K-way o poncho
- un paio di pantaloni lunghi leggeri
- almeno un paio di pantaloncini corti
- T-shirt a volontà (magari una maniche lunghe )
- una tuta da ginnastica (meglio se comoda e calda, da utilizzare anche come pigiama)
- almeno due costumi da bagno
- un pareo
- un telo da mare
- almeno un asciugamano
- cappello o berretto
- scarpe da ginnastica o sandali con suola robusta (da utilizzare anche in acqua)
- occhiali da sole
Attrezzatura per il mare
- almeno una maschera sub con boccaglio (si raccomanda di portarla ben protetta nel bagaglio a mano)
- pinne
- lenze per la traina (suggerito filo da 100, terminale da 80 o cavetto d'acciaio, robusto artificiale con ancorotto)
- guanti da mare o da pesca
Attrezzatura cinefotografica
- fotocamera con pile di scorta
- pellicole idonee
- videocamera con pile di scorta
- caricabatteria per videocamera
Attrezzatura per la notte
- sacco lenzuolo o sacco a pelo leggero
- almeno una federa
- mascherina da notte
- calzerotti
Attrezzature ed oggetti vari
- coltello milleusi attenzione ai controlli negli aeroporti!
- torcia frontale con pile di scorta
- pinzette per bucato
- accendino
- set cucito d'emergenza
- alimenti personali suggerito latte condensato
- un paio di buste di tela o di cellophan per riporre indumenti od oggetti sporchi o bagnati
- nastro adesivo impermeabile
- sveglietta da viaggio
- posate da campo
- bicchiere o boccale infrangibili
- borraccia
- per gli appassionati, bussola o GPS
- per gli appassionati, carte da gioco
Sanitari e medicinali
- borsino da toilette attenzione alle forbicine!
- sapone e shampoo per acqua di mare
- potabilizzatore micropur o simili
- protettori solari
- antistaminico, antidolorifico, antipiretico, antinfiammatorio
- medicinali di uso personale
- medicinali di profilassi del viaggiatore