1°g. Sabato 7 agosto, partenza in volo per Chengdu Per arrivare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo con l’arrivo solitamente previsto nella giornata successiva.
2°g. 8/8 Arrivo a Chengdu A Chengdu è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale per il trasferimento presso il Tianfu Airport Hotel o simile. Tempo libero e relax.
3°g. 9/8 Chengdu – Lhasa Partenza in volo per Lhasa nel corso della mattina, un tragitto di circa due ore. Qui è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa (64 km, poco più di un’ora), sistemazione presso l’hotel Tashi Norla o simile, situato ai margini della città vecchia, e riposo. Per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca per una tranquilla passeggiata col capogruppo al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3650 mt.
4°g. 10/8 Lhasa: Potala, Jokhang, Gyuto, Gyume e città vecchia (NB: una nota pratica: l’ingresso al Potala viene fissato dalle autorità ad un orario predeterminato, quindi la sequenza delle visite potrà variare) Ci si reca al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte. Si prosegue quindi con la visita dalla magnifica cattedrale del Jokhang, posta al centro del Barkor, che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet, un luogo che lascia un forte segno nel cuore. Si dedica il resto della giornata ai siti classici e meno frequentati dai turisti, tutti a distanza di passeggiata nella città vecchia. S’inizia dal mistico tempio di Ramoce, preziosa gemma di estrema bellezza ed interesse storico ed artistico che fu fondata nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto; quindi il vicino Gyume, sede dell’altro collegio tantrico Ghelupa di Lhasa. Tempo e voglia permettendo si potrà poi procedere per il prezioso tempio di Muru Nyingma arrivando fino al convento di Ani Tshamkhung, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani.
5°g. 11/8 Lhasa: Drepung, Nechung, Sera, Norbulingka Oggi si visitano le università monastiche nei pressi di Lhasa. Si inizia con Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, includendo il vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio ci si reca a visitare l’università monastica di Sera, posta ai margini della città, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci. Rientrati in città, ultima tappa della giornata è al Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino.
6°g. 12/8 Lhasa – Shigatse e Tashilhumpo Si lascia la valle di Lhasa iniziando il viaggio verso ovest, si segue il deflusso del fiume Kyuchu incontrando in breve lo Tsang Po, di cui si seguono le rive fino a Shigatse che dista circa 270 km, un percorso che richiede circa 5 ore di viaggio lungo una strada veloce e ben tracciata. Si alloggia presso l’hotel Shiga Yangcha o simile. Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, Gedun Drupa, retrospettivamente riconosciuto come la prima manifestazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. La quota qui è di circa 3900 mt.
7°g. 13/8 Shigatse – Sakya Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso il Nepal; valicato un passo si lascia la valle di Lhartse con una breve deviazione a sud che porta a Sakya, dove si alloggia presso l’hotel Yunfu; la quota qui è di circa 4300 mt. Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet. È un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi ed all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui è situato un impressionante Gonkhang e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya ed incredibili affreschi di mandala, mentre di fronte si trova la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’ultimo tempio si scopre una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una decina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico ed i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile.
8°g. 14/8 Sakya – Zangzang - Saga Tornati sulla strada principale che porta in Nepal si passa da Lhartse e la si lascia per seguire un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi dal lago di Ngaring e, attraverso un ambiente di praterie d’alta quota, si arriva a Zangzang, un paese dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Da qui si prosegue sempre verso ovest attraverso valli e passi erbosi in un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po, dove si alloggia presso l’Ougan hotel o simile; la quota è di circa 4600 mt.
9°g. 15/8 Saga – Dargyeling – Trongsa - Manosarovar – Chiu Gompa Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 7/8 ore di guida ed è resa possibile grazie ai lavori di miglioramento della strada, attraversa una regione dove di frequente si vedono le tende dei nomadi. Superato un primo passo attraverso un’area di monti e pasture si lascia con una breve deviazione la strada salendo a Dargyeling, un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose. Proseguendo, nell’area di Trongsa si trova l’interessante monastero di Jomgba, con alle spalle una piccola collina adorna di pietre incise e, prima di Paryang, una spettacolare zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaya. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “Lago della Madre”, il sacro Manosarovar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash. Si continua per un tratto a nord del grande lago per raggiungere il monastero di Chiu, vera perla del Manosarovar, posto su di un colle che domina una spiaggia della costa nord ovest. Si alloggia presso il comodo hotel termale; la quota è di circa 4600 mt (si visita il Gompa il 17/8).
10°g. 16/8 Manosarovar: Longpona, Seralung e Trugo Dal 2013 in questa regione è stato istituito un Parco Nazionale; quindi ci si deve adeguare alle regole che non consentono di utilizzare i propri veicoli lungo gran parte del perimetro del lago e, dall’ingresso del Parco poco prima di Seralung, si dovrà molto probabilmente usufruire degli autobus forniti dalle autorità fino al monastero di Trugo, dove si sosta per la notte. Il percorso inizia raggiungendo il Gompa di Longpona, molto tranquillo ed interessante, di scuola Nyingmapa, situato sui colli della costa settentrionale; è molto bello il panorama dai muri Mani appena sopra al tempo. Si prosegue quindi per Seralung, arrivando con la strada vicini alle acque del lago sacro, che si seguono in senso orario; i panorami sono fantastici, con i colori dell’acqua che continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) a sud est e la visuale del Kailash a nord ovest, oltre le acque del lago. Si sosta per una visita al monastero di Seralung, che come tutti i siti della regione è piuttosto piccolo: furono infatti sempre molto poche le persone che risiedevano in queste remote regioni. Si prosegue per Trugo, un Gompa posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, che dista circa 23 km da Seralung, un punto magnifico per godere del luogo. Si alloggia nella semplice locanda del monastero.
11°g. 17/8 Manosarovar: Gossul, Chiu - Darchen Si prosegue lungo la riva meridionale del Manosarovar (usando molto probabilmente anche in questo tratto il mezzo di trasporto del Parco) e arrivati lungo la sponda occidentale si visita il monastero di Gossul, luogo di ritiro spirituale dove ci sono anche alcuni eremi, famoso per le sabbie che si trovano nei dintorni che vengono utilizzate per la preparazione dei mandala. Anche da qui la panoramica sul vasto Lago della Madre è incredibile. Si raggiunge quindi il monastero di Chiu per visitarne gli interni e, proseguendo, si oltrepassa un bel punto panoramico e si continua per un tratto verso ovest arrivando ai piedi del monte Kailash a Darchen, punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla montagna sacra, dove si alloggia presso l’hotel Ouguan o simile. Il villaggio è situato a circa 4700 metri di quota.
12°g. 18/8 Darchen - Gurugam – Shangshung - Toling Si parte presto verso ovest arrivando al fiume Sutlej e giungendo in breve al monastero bön di Gurugam, una visita interessante. Quindi, oltre una gola e superato un villaggio, si arriva alla misteriosa città rupestre di Khyunlung Ngulkhar, l’antichissima capitale di Shangshung, il regno che precedette Gughe, un sito dove il prof. Giuseppe Tucci individuò alcuni insediamenti rupestri che risalgono almeno a 3000 anni fa. E’ il sito più antico del Tibet: una città cesellata in un anfiteatro di rocce policrome che contorna una valle deserta solcata dal fiume blu; si accede attraversando un ponticello posto in un punto dove il Sutlej scorre in una stretta fenditura, ornata sui bordi da pozze di acqua sulfurea. In tempi recenti le autorità locali hanno costruito un sentiero metallico che consente ora una visita senza danneggiare il delicatissimo sito. Il luogo è di grande importanza poiché l’antico regno di Shangshung fu un punto d’origine della cultura tibetana, si estendeva quasi sull’intero Tibet e la sua religione era il bön, che in queste terre precedette il buddhismo. Quando il regno di Yarlung in Tibet centrale cominciò ad espandersi ed a conquistare le zone adiacenti, all’epoca di re Songsten Gampo (VII sec.) anche lo Shangshung fu annesso e tutti questi immensi territori vennero chiamati Bod (Tibet). Dopo la visita per recarsi da qui a Toling vi sono due possibilità; quella che si cercherà di seguire è la strada più meridionale che passa più a ridosso della barriera himalaiana transitando da Dawa Dzong, uno dei luoghi dove A. Govinda conobbe le più forti ispirazioni che ci hanno affascinato nel suo classico “La via delle nuvole bianche”, e altri siti. Al momento della redazione del programma è consentito, ma a volte questo tratto viene chiuso a discrezione delle autorità locali, non vi è alcun possibile controllo su questa cosa. Ma nessun timore: la strada che si percorre solitamente, che passa più a nord, offre anch’essa una visuale incantevole sulla regione e sulle grandiose erosioni del bacino del Sutlej. Si alloggia presso il Castle Hotel o simile.
13°g. 19/8 Toling e Tsaparang Ci si reca alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi, dove si ammirano i resti di antichissimi affreschi e miriadi di abitazioni rupestri, ed immergendosi in un tunnel scavato nella roccia si emerge alla cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il suo semplice palazzo ed un tempio. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Completata l’esplorazione si rientra a Toling e si visita l’enclave monastica dove il Tempio Rosso ed il Tempio Bianco sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo. Questi templi secondo il Prof. G. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale.
14°g. 20/8 Toling – Piyang - Dungkar - Darchen Si prosegue il viaggio attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India, su cui troneggia il Kamet, arrivando nella valle di Dungkar. Si iniziano le visite dal sito di Piyang, uno dei feudi di Gughe, con resti estremamente interessanti e, nascosti in alcune grotte della cittadella, si ammirano antichissimi affreschi. Ci si reca quindi ai vicini templi rupestri di Dungkar; i capolavori d’arte preservati in questa falesia furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’antica arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. Si potrà anche visitare la cittadella, individuando il sentiero che, alle spalle delle poche case del minuscolo paese di Dungkar, si inerpica sul monte e, attraverso una stretta apertura, conduce sulla sommità: i resti sono molto interessanti, ed i panorami incredibili. Dopo queste indimenticabili esplorazioni si parte per tornare ad est verso il Kailash. Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso grandiosi passi godendo di panorami impossibili da immaginare e, proseguendo verso est, si arriva a Darchen, dove si alloggia nel medesimo hotel.
15°g. 21/8 Valli interne del Kailash, Selung e Gyangdrak Superata la fenditura alle spalle del paese si accede alla valli interne del Kailash; ci si reca al piccolo Gompa di Selung, punto di accesso al sentiero che porta alla parete sud, un percorso che si inerpica fino alla mitica grotta dei Chorten, seguito da rari pellegrini che, nel rispetto della tradizione, abbiano compiuto almeno 12 kora lungo il perimetro esterno del monte. Da qui si raggiunge il gompa Drigung di Gyangdrak; per chi se la sentisse, il monte alle spalle del monastero consente una salita non tecnica ma su terreni privi di sentieri, con panorami stupendi a prescindere da dove si riesce ad arrivare. Se si salisse fino in vetta lo sguardo spazia dai laghi sacri e dal Gurla Mandata verso le catene himalaiane dell’India ed a ovest fino allo Spiti ed oltre, con anche la visuale sul kora interno del Kailash. Al momento della redazione del programma i siti di Selung e Gyangdrak sono accessibili coi mezzi; se le autorità dovessero chiuderli (può sempre succedere qui) si potrà fare almeno una parte dei percorsi a piedi.
16°g. 22/8 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk Il sentiero che percorre l’anello completo attorno al Kailash è lungo 54 chilometri. Alcuni oggi scelgono di percorrere coi mezzi il tratto iniziale fino a Tarboche, o anche un poco oltre, e così anche la parte finale, utilizzando un mezzo dall’uscita della vallata di Akshobya ad est del Kailash fino a Darchen; per chi lo preferisse si può organizzare. Il bagaglio personale viene portato dai portatori o dagli yak; si lascia a Darchen quanto non è necessario. Lungo il sentiero sacro si incontra una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, e anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo Oltrepassata la piana di Tarboche, posta ai piedi della leggendaria piattaforma dei “Mahasiddha”, dove si trova anche un celebre cimitero celeste che ora però non si vede usare, si transita ai piedi del monastero di Choku, che si erge sul versante occidentale, e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk; si alloggia qui in una semplice locanda in vista della maestosa parete, la quota è di circa 5000 metri.
17°g. 23/8 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – Zutrulpuk Salendo verso il passo di Dolma si transita da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta. Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante, allietato in un tratto da una visuale dello spigolo nord est del Kailash, e finalmente si giunge alla locanda nei pressi del piccolo Gompa di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta.
18°g. 24/8 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Chiu Gompa Oltre Zutrulpuk, ormai in vista dei laghi sacri di Manosarovar e Raksal Tal, si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si lascia subito il villaggio tornando a Chi Gompa sul grande lago turchese Manosarovar, dove si alloggia in un hotel che offre la possibilità di fare un bagno nelle acque calde termali, un ottimo relax dopo il kora del sacro monte.
19°g. 25/8 Chiu Gompa – Saga Si ripercorre la strada, ora in direzione est, rivedendo il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalayano, le dune di Paryang, Jongba e così via. Giunti a Saga si alloggia nel medesimo hotel.
20°g. 26/8 Saga - Shigatse Si continua verso est arrivando fino a Shigatse, dove si alloggia presso il medesimo hotel.
21°g. 27/8 Shigatse – Yungdrungling – Lhasa Lasciata Shigatze dopo circa 85 km di guida, arrivati al ponte che porta a nord verso Oyuk ed il Nam Tso, lo si attraversa giungendo con una breve deviazione (5 km) al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, che contiene interessanti statue ed una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Si prosegue il viaggio e, giunti a Lhasa, si alloggia nel medesimo hotel.
Per chi rientra:
22°g. 28/8 Lhasa, partenza in volo Ci si reca all’aeroporto in tempo utile per l’imbarco sul volo di rientro. Arrivati a Chengdu, o a Pechino se si transitasse da qui, si prosegue per l’Italia dove si giunge solitamente al mattino del giorno successivo.
23°g. Domenica 29 agosto, arrivo a destinazione
Estensione: Shoton e tradizioni tibetane
22°g. 28/8 Lhasa Giornata libera.
23°g. 29/8 Lhasa – Samye Per raggiungere Samye, nei pressi delle sponde dello Tsangpo oltre i monti a sud di Lhasa, è stata da poco completata un’ottima strada che consente di arrivare velocemente, con un percorso spettacolare, avendo così già oggi il tempo necessario per una bella visita. Samye è il più antico monastero buddhista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia; il tempio principale, dove vi sono quasi sempre delle cerimonie in corso, è costruito su quattro livelli e rivela affreschi di rara bellezza e preziose statue. L’Utse è posizionato all’interno di un ampio recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, dove si trovano diversi templi e quattro grandi Stupa, tutti meritevoli di una minuziosa visita, in particolare lo splendido tempio situato nel segmento settentrionale del grande Mandala. Per un ottimo finale della giornata ci si reca ad ammirare le luci della sera dalla collina del Hepori, posta a sud est nei pressi del Gompa, che offre una vista stupenda sulla valle tra lo sventolio delle bandiere di preghiera, con le dune di sabbia e lo Tsangpo, e soprattutto rivela in modo chiaro la forma mandalica dell’insieme voluta da Guru Rimpoce. Il piccolo tempio sul colle è dedicato all’entità di protezione che venne assoggettata qui dal grande Guru, che dopo una storica metamorfosi oggi è ancora attiva e si manifesta come l’oracolo di stato tibetano, il grande Nechung. Si alloggia nell’hotel del monastero, comodo e ubicato vicinissimo al tempio.
24°g. 30/8 Samye – Chimpu – Lhasa A breve distanza da Samye ci si reca all’eremo di Chimpu, un raro e magico luogo formato da un anfiteatro naturale al cui centro scorrono le acque di un torrentello sacro. Alla base del monte sorge il Chimpu Utse, un piccolo monastero che ospita giovani monache, che sovente al mattino sono impegnate nei loro rituali; i loro canti sono molto toccanti. Partendo da qui, passeggiando lungo il sentiero che si inerpica sul monte alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi e il bosco, s’incontrano le casupole di solitari monaci, monache e praticanti laici, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha, e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Il percorso completo richiede circa due o tre ore; non è necessario percorrerlo tutto, ma è consigliato perché i tempietti che s’incontrano sono anche ricchi di reliquie importanti e l’insieme è assolutamente speciale. Il punto più venerato è la grotta di Drakmar Keutsang, che i pellegrini tibetani considerano il luogo dove si manifesta la parola del Buddha, in virtù forse del fatto che Guru Rimpoce trasmise qui molti dei suoi insegnamenti. A Chimpu furono rinvenuti moltissimi terma, i “tesori nascosti” della tradizione tibetana, ovvero testi esoterici o oggetti lasciati dai maestri tra il VII e il IX secolo, per essere riscoperti da uno spirito preposto, chiamato terton, nel momento storico adatto. I terma di Chimpu sono stati attribuiti a Guru Rimpoce, Yeshe Tsogyel, Nyang Tingedzin e altri; il terma più famoso nella storia del Tibet è forse il Bardo Thodol, conosciuto come il “Libro Tibetano dei Morti”. Competata l’esplorazione si rientra a Lhasa.
25°g. 31/8 Lhasa: festival di Shoton Oggi è il giorno di Shoton, conosciuto anche come il “Festival dello yogurt”. Nelle grandi università monastiche di Drepung e Sera vengono esposti sulla montagna giganteschi dipinti del Buddha; si opta per seguire gli eventi presso la prima perché è l’evento più grande con anche gli spazi più ampi, ed è quindi più facile seguirli. In questo giorno di buon auspicio una grande folla di tibetani s’incammina già ben prima dell’alba verso Drepung; a volte, per via dei controlli di sicurezza, vi possono essere lunghe code e arrivare può richiedere parecchio tempo. Qui, solitamente prima del sorgere del sole, la grande tanka di Buddha Sakyamuni viene portata a spalle con una coloratissima processione che parte dal tempio principale tra suoni di corni e il fumo di erbe aromatiche, per essere issata sul bordo della montagna. Per arrivare sarà necessario camminare, perché i mezzi nella ricorrenza di oggi si devono lasciare all’inizio della strada che sale al monastero (e il punto fissato dalle autorità cambia di anno in anno). Il festival è anche un ottimo momento per visitare i molti templi di questo storico sito, che per un periodo fu anche sede del Dalai Lama, che in questa occasione pullulano di pellegrini. Ovunque nei pressi di Drepung migliaia di famiglie tibetane festeggiano con gioiosi picnic, ed è frequente essere invitati a bere un tè in compagnia. Rientrati in città ci si reca al giardino del Norbulinka dove sono in corso le rappresentazioni di teatro tradizionale, anche qui ci si mescola con miriadi di tibetani che fanno festa.
26°g. 1/9 Lhasa, partenza in volo Ci si reca all’aeroporto in tempo utile per l’imbarco sul volo di rientro. Arrivati a Chengdu, o a Pechino se si transitasse da qui, si prosegue per l’Italia dove si giunge solitamente al mattino del giorno successivo.
27°g. Giovedì 2 settembre, arrivo a destinazione